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29 settembre 2008

Al lavoro e alla lotta

Alle accuse di autoritarismo e di scadimento della vita democratica italiana, Berlusconi significativamente risponde minacciando una "riflessione sulla giustizia" nel caso la Corte Costituzionale, cui è stata sollevata incidentalmente la questione, giudichi incostituzionale il "Lodo Alfano", provvedimento che garantisce l'immunità per le maggiori cariche dello Stato. Nel caso ossia che la Corte Costituzionale, nell'esercizio delle sue funzioni di tutela dell'ordinamento giuridico italiano, ritenesse un provvedimento contrastante con la Costituzione della Repubblica Italiana, si va a eliminare direttamente o il controllo di costituzionalità, o a cambiare la Costituzione stessa, come se fosse una qualsiasi leggina.
Questa è la situazione.
A questo governo, con maggioranze inattaccabili al servizio degli interessi di pochi, sta facendo da contrappunto un'Italia che si è palesata profondamente di destra. Provvedimenti che richiederebbero approfondito dibattito -anzi, a essere sinceri, provvedimenti inaccettabili che neanche sarebbero da prendere in considerazione-, quali federalismo fiscale, reato di clandestinità, immunità, riforma scolastica, vengono approvati grazie all'appoggio istintivo di un'opinione pubblica indifferente, disinformata, ignava, qualunquista. Di fronte a tale disastro, l'opposizione è del tutto impotente, in crisi di identità profonda, senza idee, numeri e alle volte volontà di combattere tutto ciò.
Ieri è stata giornata di mobilitazione nazionale della Cgil. E anche qua si sono visti i segni nefasti di questo rapido decadimento del sentire democratico e progressista. La Cisl e la Uil infatti non hanno aderito alla mobilitazione, scegliendo di fatto, come s'è visto nella trattativa per Alitalia, un ruolo rinunciatario, di mera rimessa, succube del potere e delle posizioni di forza delle controparti. Almeno qua a Terni poi la manifestazione non è andata bene. Vabbe' che non è certo una genialata farla di sabato pomeriggio, ma duecento persone in piazza, in un momento simile sono troppo poche.
Ma questa è l'unica strada percorribile. Di fronte a una crisi di tale gravità della sinistra, mantenere una linea difensiva è suicida. E' la condanna definitiva alla residualità. Dobbiamo prendere l'iniziativa, opporci, andare in piazza giorno dopo giorno con testardaggine, per quanto possa sembrare inutile, per anni se sarà necessario - e lo sarà necessario. Se l'Italia e gli italiani sono di destra, beh, toccherà cambiarla quest'Italia e questi italiani. Senza questa volontà, non ha senso essere di sinistra.
Quindi compagni, al lavoro e alla lotta, che vogliamo e dobbiamo continuare a esistere e contare.

24 settembre 2008

Sospettoso

Con la vaga impressione che la Cai, se proprio alla fine ce l'avrà la volontà di prendersela 'st'Alitalia, stia cercando di tirare fino all'ultimo facendo la difficile per mettere veramente i lavoratori e il sindacato con le spalle al muro.

[per drammatizzarla con un po' di letteratura, 'sta storia di Alitalia fa tanto serrata di miniera di carbone stile '800, Germinal insomma, coi padroni che rifiutano (e possono permettersi di rifiutarlo, specie se neanche ci perdono niente) di trattare coi minatori fino a che gli attaccavano a morire di fame i figli (anche su "Metello" c'è una storia simile).]


[non c'entra molto, oltre la scarsa stima che accomuna i due soggetti del post, ma stasera riprende Voyager su Rai2...]

12 settembre 2008

Colpe

Se nel disastro Alitalia, tra il governo che ha fatto saltare la trattativa con Air France e in questi mesi ce ne ha messo del suo, e la paraculaggine degli imprenditori nostrani, buoni solo a spartirsi quasi senza neanche il rischio imprenditoriale le spoglie della compagnia, con un "piano industriale" inaccettabile per esuberi e condizioni contrattuali, va a finire che si dirà che la colpa del fallimento della trattativa e dell'azienda è stata del sindacato e dei lavoratori, beh me ce incazzo.

28 agosto 2008

Non è per cattiveria

Ma come si può avere stima e fiducia della classe imprenditoriale industriale italiana, che dopo anni di silenzio, esce fuori al completo solo per spartirsi le spoglie di ciò che rimarrà dell'Alitalia dopo il "piano di risanamento" in via di approvazione in questi giorni?
Ci sono tutti, i Benetton, i Colaninno (di pretese idee progressiste...), Marcegaglia (attuale presidente di Confindustria), Tronchetti Provera e la Pirelli, Riva, Intesa-Sanpaolo (Agnelli alla lontana), Ligresti, Caltagirone tra gli altri.
Tutti pronti, dopo aver scaricato per l'ennesima volta le passività e i costi allo Stato, a spartirsi senza rischi e per poco i resti di un'Alitalia con 7mila dipendenti in meno, una flotta e rotte estremamente ridotte, senza più alcun hub. E dopo averci fatto l'utile, magari rivendere il tutto in Germania fra un paio d'anni.

E così sulle spalle dei lavoratori e dello Stato si scaricherà il peso di anni di politiche sbagliate, di ignavia imprenditoriale, e soprattutto la disgraziata e strumentale lotta fatta da Berlusconi contro l'accordo con Air France.

19 aprile 2008

Aerolinee

Berlusconi cerca di riaprire la questione Alitalia, provando a sostenere con Putin un'eventuale opzione Aeroflot.
Vabbe', sempre pensato e si resta dell'idea che mettersi a fare campagna elettorale e rimandare le scelte per l'Alitalia sia solo il modo per portarla sempre più velocemente al fallimento.
Però per quanto improbabile tocca dire che avere sugli aerei nostrani il logo falcemartelloso dell'Aeroflot e andare in giro con vecchi Antonov e Tupolev darebbe gusto assai.