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26 agosto 2013

No all'avventurismo occidentale in Siria

Fortissima contrarietà all'avventurismo di USA, Gran Bretagna, Francia, e zitti zitti anche noi, nell'imbarcarsi in un intervento militare in Siria pretestuoso, destabilizzante, senza prospettive, in una situazione che è già di merda così com'è, senza che ci si metta pure l'Occidente a parteggiare per una delle fazioni in campo.

15 agosto 2013

Col cuore in Egitto

Affranto realmente nei confronti del popolo egiziano, nel vedere l'ennesimo paese - quello che maggiori speranze aveva suscitato - che a quanto pare sta rapidamente scivolando verso un baratro dal quale ci vorranno anni per uscirne...

21 aprile 2011

A un mese dall'intervento militare alleato in Libia, impressioni

E toccherà farlo un breve post sulla Libia.
E' da più di due settimane che lo si voleva scrivere. Ma tanto il punto è che stiamo sempre lì.

Impressioni dopo più di un mese dall'intervento militare alleato.

- E' una guerra a bassa intensità. Sono settimane che lealisti e ribelli stanno a fare avanti e indietro su poche decine di km, tra Brega e Adjabiya. Anche il numero dei combattenti coinvolti è esiguo, poche migliaia di uomini, ed esiguo il numero dei morti in combattimento, poche unità al giorno.
- Fallita l'avanzata dopo la prima riconquista di Adjabiya, pare chiaro che molto difficilmente i ribelli sono in grado di mettere in rotta l'esercito di Gheddafi; allo stesso tempo, Gheddafi non è in grado di provare a dare la zampata finale, poiché non gliene verrebbe data la possibilità.
- Passato il controllo alla NATO, l'impressione è che sia diminuito la pressione militare (e il che, visto l'andazzo francese, non è stato troppo un male). Tocca dare atto che effettivamente gli "effetti collaterali" sui civili sono stati finora contenuti veramente al minimo.
- Conferma del carattere assolutamente improvvisato della rivolta, nata ed evolutasi praticamente per caso; l'evidente impreparazione delle "truppe", disorganizzate e spontaneistiche, rende abbastanza risibili le teorie di chi vedeva fin dall'inizio la longa manus militare dell'Occidente (si vedano i castelli costruiti sulla presenza di fucili FN-FAL).
- Il "movimento pacifista" ha stentato e stenta non poco un po' per il disinteresse che ha rapidamente avvolto la vicenda, un po' perché partito troppo tardi, ex post, e viziato spesso da analisi della situazione sul campo parziali o aprioristicamente prevenute.

Prospettive.

Ah boh. Al momento, pare che possa andare avanti così per mesi. O aumenta l'intensità dell'impegno militare di Gheddafi, cui potrebbe corrispondere un nuovo aumento dei raid aerei, e magari i soldati lealisti si stufano di continuare a farsi ammazzare e si ribellano, oppure, se continua l'isolamento, più verosimilmente è da sperare un qualche colpo di stato interno, che indietro ormai nessuno può più tornare.
Grande è la confusione sotto il cielo...

21 marzo 2011

Sull'intervento militare in Libia

Insomma. Mercoledì pareva che nell'ignavia globale la rivolta libica stesse per essere schiacciata senza pietà, e oggi ci si ritrova sulla sottile linea della guerra C'è qualcosa da scrivere.
L'intervento occidentale è probabilmente arrivato troppo tardi. Era da muoversi tre settimane fa, quando si era in una situazione di stallo, con la rivolta che aveva da poco raggiunto il suo apice, e il regime di Gheddafi era ancora in grosse difficoltà, non avendo potuto organizzare la reazione militare che l'avrebbe rapidamente portato, come è avvenuto, sull'orlo della vittoria.
Allo stato a cui si era arrivati a metà della settimana scorsa, con l'esercito del regime giunto quasi alla riconquista di Bengasi, l'intervento militare autorizzato dall'Onu difficilmente poteva assumere forme differenti da quelle "pesanti" viste in questi giorni.
Cercare di fare una valutazione di quello che sta succedendo è estremamente difficile. Si parta dai presupposti. Il progressismo e l'antimperialismo del regime libico sono storielle propagandistiche, è un regime dittatoriale pesante, che va avanti da troppi anni, e altamente instabile, con un Gheddafi alla guida pericoloso per la Libia e per il mondo, con il quale colpevolmente abbiamo stretto rapporti eccessivi, molto al di là di quelli che la realpolitik avrebbe indicato.
C'è una rivolta, nata per caso, una protesta di piazza nata sull'onda di Tunisia ed Egitto, repressa nel sangue per una volta di troppo, e che nel giro di giorni si è sparsa per mezza Libia grazie soprattutto alla defezione di alcuni reparti dell'esercito; fallita però la spallata, l'impreparazione e l'improvvisazione della rivolta è emersa chiaramente.
Una scelta di campo per una delle parti mi pare che si possa e si debba fare, anche e soprattutto perché, nonostante tutti i limiti e le mancanze della ribellione libica, una sua fine rappresenterebbe un brutto arresto del movimento che sta attraversando il mondo arabo nella sua interezza, attualmente anche in Bahrein e Yemen, e che rappresenta uno dei più interessanti, e anche migliori, movimenti globali degli ultimi 20 anni. Da incoraggiare e sostenere fino in fondo.
Arriviamo al punto cruciale: anche con un intervento militare? In linea di principio, se del caso anche sì. Ma è una questione sottile, di sfumature. Deve essere il più limitato possibile, senza alcuna occupazione di terra, o attacchi contro altri civili. Se no, l'intervento assume tutta un'altra dimensione, e porterà inevitabilmente solo ad ulteriori tragedie e tensioni. Calandoci nel caso in questione, ancora è difficile poter dare un giudizio. Se l'intervento militare si limita strettamente a colpire le infrastrutture militari dell'esercito gheddafiano, e come a ora parrebbe -il condizionale è d'obbligo-, personalmente non mi trova allora contrario. Tutto sta se riuscirà o meno a rimanere entro questi limiti, e se ciò avverrà allora lo si potrà considerare raggiunto l'obiettivo di proteggere e sostenere il movimento di rivolta popolare libico, e sperare di riuscire a costringere Gheddafi a mollare. E qui ci sono i cazzi: in primo luogo lo spirito molto "bombarolo" e guerriero che pare ispiri molti, francesi in primo luogo, che sembrano partiti in quarta coi Mirage senza tante preoccupazioni, e poi soprattutto Gheddafi stesso, che dà l'impressione di essere molto ben disposto a non mollare con la repressione, e quindi a trascinare lui e la Libia dritti in una guerra da cui nessuno ne uscirebbe bene.
Ancora è presto per poter dare una valutazione di quello che è l'intervento militare in Libia. Da ciò che si capisce, parrebbe che per ora sia stato limitato strettamente alle infrastrutture militari di Gheddafi, e se così rimane, bene. C'è però un oggettivo problema di informazione, poiché non si può non fare la tara sulle dichiarazioni ufficiali, mentre l'altro fronte è completamente inaffidabile, fonte solo di propaganda, come quando tra venerdì e sabato, di fronte all'avanzata di terra e i ripetuti e pesanti scontri tra Bengasi e Misurata, il governo libico continuava imperterrito a dire che non vi era nessun combattimento in corso , e che stavano rispettando il cessate il fuoco in ottemperanza alla risoluzione dell'Onu (per questo sconcertano non poco alcune componenti del fronte "pacifista", pronti a bersi e prendere per verità ogni dichiarazione del regime di Gheddafi).
L'Italia. Dall'inizio della crisi, a oggi, la nostra politica estera è stato un susseguirsi di fallimenti e imbarazzi. Dopo anni di genuflessioni e baciamani, all'inizio della rivolta il sostegno a Gheddafi, quindi la sua denuncia; due settimane, situazione di stallo, e Frattini a insistere su necessità di fantomatici cessate il fuoco; si decide per la soluzione militare, e via, elmetto in testa, piena partecipazione, e qualcuno che straparla secondo cui dovremmo essere noi a capo della missione. Risultato: si canta e si porta la croce, e a quanto pare senza manco contare niente, viste le polemiche odierne di Frattini sulla necessità di un comando Nato. Al di là della presenza o meno dei vari "trattati di amicizia", suvvia, visti i poco onorevoli precedenti delle nostre relazioni con Gheddafi, tutto 'sto volontarismo è alquanto fuori luogo, si poteva conservare la decenza, magari limitarsi a fornire delle basi, ma il resto stop, non c'era alcuna necessità di mettersi in prima linea con aerei e tutto l'ambaradan. E invece no, la solita piccola politica del "è necessario partecipare per poterci sedere al tavolo dei vincitori" che sempre ci ispira, dalla Crimea nel 1856 all'aggressione alla Francia nel 1940.
L'opposizione alla guerra e le sinistre. Un po' di calma, prima di ricominciare con l'opposizione dura e pura a qualsiasi forma di intervento. C'è bisogno di vedere concretamente come si evolverà la situazione, che ancora è presto per dare giudizi definitivi, sia in un senso che nell'altro. Basta però con l'antiamericanismo a prescindere, che porta anche qualcuno ad appoggiare Gheddafi o chi per lui, e un po' di onestà intellettuale in più: al punto in cui si era arrivati, purtroppo non c'erano altre vie da seguire, figuriamoci se Gheddafi per davvero proclamava il cessate il fuoco, o se si potevano mandare realmente osservatori o forze di interposizione. Due settimane prima, forse, anzi probabilmente sì, settimana scorsa no. Altra cosa: certo che USA, GB, Francia intervengono in Libia, e magari no in altri paesi, per tutelare i propri interessi, economici e politici. Gli interessi ce l'hanno tutti (così come ce l'ha dall'altra parte la Germania, coi suoi contratti in Libia, ed è per questo che si spiega la sua titubanza). Ma non è che perché intervengono a sostegno anche dei loro -legittimi- interessi nazionali, si deve dimenticare l'importanza della rivolta in Libia e della necessità di un suo sostegno. Da ultimo: non facciamo diventare il principio di non ingerenza e di autodeterminazione dei popoli dei feticci. Ricordiamocelo che stiamo parlando di dittature. Si va ad affermare così che qualunque regime abbia il diritto di reprimere nel sangue ogni movimento democratico e di liberazione. Da sinistra dovremmo ragionare in ottica internazionalista, e saper valutare caso per caso. Se no, con lo stesso principio non toccherebbe dire nulla su Israele che opprime la popolazione palestinese, sulle repressioni militari che ancora oggi attanagliano parte dell'America Latina, sulla Cina e la Russia che non si curano di schiacciare ogni forma di opposizione (e infatti, Cina e Russia sono i capifila degli oppositori all'intervento in Libia). Per non parlare del sostegno attivo, anche armato, che nel corso del '900 è stato dato in tante parti del mondo, dalla Spagna ai movimenti rivoluzionari americani.

Beato chi è pieno di certezze.

Ragionare senza preconcetti, cercare di valutare nella sua interezza ciò che sta succedendo, e sperare che non finisca in un enorme casino per tutti, sia esso una guerra su larga scala in Libia, sia una vittoria della dittatura e della reazione.

16 marzo 2011

La vergogna occidentale sulla Libia

Il comportamento che abbiamo tenuto, come Occidente in generale, verso la Libia insorta è stato assolutamente vergognoso.
Con l'improvvisa nascita della rivolta, tre settimane fa, gli insorti avevano possibilità di una vittoria immediata, con l'insurrezione a catena in moltissime città, gli scontri fino a dentro Tripoli, e le defezioni dell'esercito. Fallita però la spallata, era immancabile che con lo stabilizzarsi della situazione la capacità organizzativa e la netta superiorità militare di Gheddafi sarebbe avrebbe rapidamente ribaltato la situazione, preparandosi a schiacciare in poco tempo, come sta per avvenire, l'insurrezione.
Il mondo occidentale prima ha puntato tutto e soffiato anch'esso sul fuoco della rivolta, ma quando, nel momento di stallo tra le forze in campo, sarebbe stato il momento di muoversi concretamente per aiutarla, impedendo la controffensiva governativa o mettendo gli insorti di mantenere le posizioni contro un esercito organizzato, grandi parole, scomuniche del regime da parte di chi fino a ieri si intratteneva servilmente sotto le tende di Gheddadfi, addirittura minacce di interventi diretti, come sono venuti dalla Francia, ma alla prova dei fatti nessuno ha deciso di muoversi, le decisioni su un'eventuale no fly zone o risoluzioni dell'Onu sono state rimandate a data da destinarsi, e adesso a breve ci ritroveremo ancora più nella merda, con la Libia intera in preda alla repressione, e le nostre politiche estere ancora più sputtanate.
Intanto, rimuoviamo la notizia, che la tragedia in Giappone è arrivata giusto in tempo per permettirci di distrarci.

11 marzo 2011

Antiamericanismo for dummies

Una delle cose più idiote che ci portiamo addosso, nella sinistra italiana, è un certo antimperialismo e antiamericanismo d'accatto, per cui ogni volta che succede qualche movimento nel mondo se per caso gli USA gli guardano anche solo non con ostilità, allora diventa automaticamente un qualcosa servo degli interessi americani, da osteggiare.
Il caso della Libia è emblematico. Solo perché a lungo Gheddafi e gli USA sono stati aspramente rivali, il dittatore libico diventa un baluardo contro l'Impero, e ancora oggi qualcuno si beve le balle dello pseudo socialismo del Libro Verde. E quando, quasi per caso, è iniziata una rivolta di popolo, com'è naturale ancora caotica e confusa, invece di appoggiarla si vanno a fare mille distinguo, ma com'è che c'hanno le armi, perché Libia sì Arabia no, la Libia c'ha il reddito pro-capite più alto del Nordafrica etc. E dato che gli USA mostrano simpatia per i rivoltosi, apriti cielo: invece di essere soddisfatti che non sostengano l'uomo forte di turno (come ad esempio hanno fatto, in zona, per decenni in Egitto), la rivolta libica diventa un complotto imperialista, e scordandoci gli ultimi 20 anni di regime gheddafiano, questi diventa un novello Fidel del 2011.
In tal senso, ha scritto benissimo Rossana Rossanda l'altro giorno sul Manifesto.
Bisogna smettere definitivamente i paraocchi del complotto americano e imperialista sempre e comunque, che rischiano di offuscare la visione e l'analisi che dovrebbe essere proprie dell'essere di sinistra, e di restare senza voce stretti tra l'appoggio a regimi antidemocratici ed ennesime "guerre umanitarie".

24 febbraio 2011

Cifre libiche

L'impressione è che sulla vicenda della rivolta (rivoluzione?) libica alle volte un po' più di accortezza, prima di sparare e rilanciare al rialzo certe cifre, sarebbe assai necessaria.
Tipo sul numero di italiani nel paese, che si parlava non si sa su che basi di 10mila, mentre ne rimangono circa 400 da rimpatriare.
O peggio ancora, il numero di potenziali profughi/immigrati, paventato in 1.500.000 persone, un po' improbabili su una popolazione di 6 milioni di anime.
Che ci manca solo che vengano strumentalizzate per soffiare sulla paura in chiave antiimmigrati e antieuropeista, e per buttarla genericamente in casotto, per piccoli tornaconti elettorali.
Ah, specie a Lampedusa e dintorni, occhio alla testa, che il Frattini ci ha rassicurato, che secondo lui sono da escludere ritorsioni militari da parte di Gheddafi.

22 febbraio 2011

Tripoli bel suol d'amor - La Riconquista

Ma è chiaro, l'atteggiamento "prudente" e oscillante del Governo sulla Libia non è l'jndice di una politica estera fallimentare e vergognosa, ma una cortina di fumo, un diversivo per celare la spettacolare riconquista della Libia che il Nostro Amato Leader sta pianificando per dare una scossa alla bolsa vita politica nostrana.
Con l'occasione della campagna d'Africa, ci sarà anche modo di intervenire in Egitto, a sostegno di Zahi Hawass presidente.



Sai dove s’annida più florido il suol?
Sai dove sorride più magico il sol?
Sul mar che ci lega con l’Africa d’or,
la stella d’Italia ci addita un tesor.
Ci addita un tesor!

Tripoli, bel suol d’amore,
ti giunga dolce questa mia canzon!
Sventoli il tricolore
sulle tue torri al rombo del cannon!
Naviga, o corazzata:
benigno è il vento e dolce la stagion.
Tripoli, terra incantata,
sarai italiana al rombo del cannon!

A te, marinaro, sia l’onda sentier.
Sia guida Fortuna per te, bersaglier.
Và e spera, soldato, vittoria è colà,
hai teco l’Italia che gridati:”Và!”

Tripoli, bel suol d’amore,
ti giunga dolce questa mia canzon!
Sventoli il tricolore
sulle tue torri al rombo del cannon!
Naviga, o corazzata:
benigno è il vento e dolce la stagion.
Tripoli, terra incantata,
sarai italiana al rombo del cannon!

Al vento africano che Tripoli assal
già squillan le trombe,
la marcia real.
A Tripoli i turchi non regnano più:
già il nostro vessillo issato è lassù…

Tripoli, bel suol d’amore,
ti giunga dolce questa mia canzon!
Sventoli il tricolore
sulle tue torri al rombo del cannon!
Naviga, o corazzata:
benigno è il vento e dolce la stagion.
Tripoli, terra incantata,
sarai italiana al rombo del cannon!

20 febbraio 2011

La Storia in marcia nel Nordafrica

Con la rivolta in Libia, al cui popolo va la massima solidarietà, si può dire veramente che si sta facendo la Storia sotto i nostri occhi, senza che, nella realtà "filtrata dal televisore" che siamo abituati a vivere, ce ne riusciamo a rendere pienamente conto.

30 gennaio 2011

Il mondo arabo in marcia

Finora non s'era ancora scritto nulla sulle rivolte che stanno agitando il mondo arabo, che è difficile comprendere da qui, con l'informazione che si ha a disposizione, e dare una lettura a certi fenomeni e a società complesse.
Ora però, dopo la caduta di Ben Ali, con la rivolta che spazza l'Egitto, e le proteste che arrivano persino nello Yemen, probabilmente non è azzardato dire che finalmente nell'ecumene arabo qualcosa si stia rimettendo in moto, e che non è solo il fondamentalismo religioso l'alternativa ai tanti regimi presidenziali della zona. Ancora è difficile capire come andrà a finire, ma complessivamente tutto ciò è sicuramente un bene, che per troppi anni, dopo il naufragare dell'idea panarabistica, questa importante parte di mondo (e a cui si è molto legati) è rimasta ferma, a ripiegarsi sui vari Assad, Saleh, Ben Ali e Mubarak.
Attendiamo fiduciosi la Palestina.